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ATTRAVERSO IL GIOCO: UNA QUESTIONE DI PAROLE O DI CULTURA DELL’ALLENAMENTO?

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  Accogliamo sempre con piacere quando si parla di gioco. Ogni volta che il gioco torna al centro del dibattito calcistico, riteniamo che ci sia una buona ragione per fermarsi, ascoltare e approfondire. Perché il gioco non è un dettaglio della formazione, non è un semplice contenitore di esercitazioni e non è una moda pedagogica da inseguire. È il cuore stesso del calcio, il luogo in cui il calciatore impara a vivere ciò che accade, a interpretare le situazioni, a prendere decisioni, a relazionarsi con gli altri e a trovare risposte ai problemi che il gioco continuamente gli pone. Proprio per questo, però, abbiamo una preoccupazione. Poiché nutriamo un grande rispetto per il gioco, non vorremmo che diventasse soltanto un modo molto sofisticato per lasciare le cose esattamente come stanno. Il nostro sospetto nasce da una formulazione che ricorre spesso nel linguaggio calcistico e pedagogico: allenare attraverso il gioco. A prima vista, sembra un’espressione condivisibile, ...

Oltre attaccare e difendere: una riflessione maieutica sul gioco nella prospettiva fenomenologico-enattiva della Giocologia

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  Come sempre, sentirsi telefonicamente con Francesco Quaranta è occasione per avviare riflessioni che, partendo da una domanda apparentemente semplice, finiscono per mettere in discussione alcune delle nostre convinzioni più radicate. Questa volta la domanda è stata: ma cosa significa difendere? Da lì, il confronto si è progressivamente allargato, portandoci a interrogarci non soltanto sul significato della difesa, ma anche su quello dell’attacco, del possesso e del non possesso della palla. In altre parole, ci siamo chiesti se le categorie attraverso cui siamo abituati a leggere il calcio siano davvero sufficienti per comprendere ciò che accade nel gioco. È un interrogativo che, nella prospettiva fenomenologico-enattiva della Giocologia e alla luce del principio della coopetizione, apre possibilità di riflessione interessanti. Non si tratta di trovare risposte definitive, né di sostituire un modello con un altro. Piuttosto, vorrei provare a condividere un percorso di pe...

SCUOLA CALCIO: PER TUTTI E CIASCUNO, NESSUNO ESCLUSO

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Progettare ambienti di apprendimento inclusivi tra Universal Design for Learning, progettazione a ritroso, Allenamento Capovolto del paradigma fenomenologico-enattivo della GIOCOLOGIA 1. Il problema non è il bambino: è come progettiamo l’ambiente di apprendimento Ogni gruppo di giovani calciatori è caratterizzato da una profonda variabilità. I bambini e le bambine differiscono per esperienze pregresse, competenze motorie, comprensione del gioco, capacità percettive e decisionali, sicurezza personale, motivazioni, modalità comunicative, maturazione biologica e tempi di apprendimento. Queste differenze non rappresentano necessariamente un ostacolo da eliminare. Sono una condizione costitutiva di ogni gruppo umano e, di conseguenza, di ogni ambiente educativo. Il problema pedagogico emerge quando l’allenamento viene progettato intorno a un giocatore ideale: un bambino che comprende rapidamente le consegne, esegue il gesto richiesto, possiede determinate capacità motorie, prende le...