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Il cervelletto e la realtà del calcio: ritmi, plasticità e intelligenza del gioco

 Che cosa accade realmente quando un giocatore riceve la palla? La domanda sembra semplice soltanto se immaginiamo il calcio come una successione di gesti tecnici: controllo, passaggio, tiro, dribbling, corsa.  Ma il calcio reale non è fatto di gesti isolati.  È fatto di situazioni.  E una situazione calcistica cambia prima ancora che il gesto sia terminato. Il compagno si muove. L'avversario accorcia. Uno spazio si apre e immediatamente si richiude. La palla arriva con una traiettoria diversa da quella prevista. Il corpo deve orientarsi mentre lo sguardo cerca ciò che ancora non è accaduto. Il calciatore non esegue semplicemente una risposta: deve continuamente costruire, modificare e ricostruire ciò che è possibile fare. È proprio in questa prospettiva che le più recenti ricerche sul cervelletto acquistano un significato particolare per chi vuole comprendere la realtà autentica del calcio. Il lavoro coordinato da Giacomo Koch presso la Fondazione Santa Lucia IR...

L’ALLENATORE ENATTIVO

Negli sport di invasione, allenare non significa semplicemente trasmettere informazioni, correggere errori o proporre esercitazioni. Allenare significa, prima di tutto, costruire condizioni nelle quali il giocatore possa percepire, decidere, agire e imparare attraverso la propria relazione con il gioco. È questa la prospettiva dell’allenatore enattivo. Il termine “enattivo” richiama l’idea che la conoscenza non sia qualcosa che il giocatore riceve passivamente, ma qualcosa che emerge dall’interazione continua tra individuo, compagni, avversari e ambiente. Il gioco, quindi, non è soltanto il luogo nel quale applicare ciò che si è imparato. Il gioco è il luogo nel quale l’apprendimento emerge. Dall’allenatore che insegna il gioco all’allenatore che crea le condizioni L’allenatore tradizionale tende a spiegare continuamente cosa fare: dove posizionarsi, quando passare, come muoversi, quale soluzione scegliere. L’allenatore enattivo cambia prospettiva. Non rinuncia alla propria competenza ...

IL MAESTRO DI TECNICA E IL COORDINATORE MOTORIO: IL PARADOSSO DELLE VOCALI E DELLE CONSONANTI

  Stamattina, parlando con il direttore generale di una scuola calcio, mi sono sentito dire: «Abbiamo inserito nello staff il maestro di tecnica e il coordinatore motorio». Mi ha chiesto cosa ne pensassi. Non ho risposto con una teoria. Ho fatto una domanda: «Immagineresti, in una scuola primaria, il maestro delle vocali e quello delle consonanti?» Silenzio. Perché la domanda, nella sua apparente semplicità, mette immediatamente a nudo un paradosso. Nessuno immaginerebbe una scuola nella quale un insegnante si occupa delle A, E, I, O, U, mentre un altro è responsabile delle B, C, D, F, G... Eppure, nel calcio giovanile, questa separazione ci appare perfettamente normale. Da una parte il maestro di tecnica. Dall'altra il coordinatore motorio. Uno insegna il gesto. L'altro sviluppa il movimento. Uno lavora sulla palla. L'altro sul corpo. Uno sul piede. L'altro sulle capacità coordinative. Come se il giocatore fosse composto da pezzi che possono essere educati separatament...

IL FEEDBACK ENATTIVO: NEL GIOCO, DAL GIOCO, DOPO IL GIOCO, PER IL GIOCO

  Dal tutto alle parti, per ritornare trasformati e trasformare il tutto. Nel processo di formazione del giocatore, il feedback non è semplicemente un momento in cui l’allenatore comunica ciò che è stato fatto bene o ciò che deve essere corretto.  È, prima di tutto, un intervento sull’esperienza: nasce dal gioco, si alimenta attraverso il gioco e ha come obiettivo quello di rendere il giocatore progressivamente più capace di comprendere, interpretare e trasformare ciò che accade. In questa prospettiva possiamo distinguere quattro modalità di intervento coerenti con il livello di esperienza e di competenza del giocatore: - feedback immersivo nel gioco - feedback emergente dal gioco - feedback riflessivo dopo il gioco - feedback orientativo per il gioco Queste quattro modalità non rappresentano categorie rigide o alternative tra loro.  Sono piuttosto strumenti pedagogici differenti, da utilizzare in funzione della maturità del giocatore, della sua capacità di autoregolarsi ...

I TRE DISPOSITIVI PEDAGOGICI DELLA GIOCOLOGIA

  La complessità del paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia Tre modalità, medesimi principi: dal gioco alla trasformazione e dalla trasformazione al gioco Essendo calcio un fenomeno complesso, costituito da percezioni, decisioni, azioni, relazioni, emozioni, adattamenti e continue trasformazioni, la formazione non può essere pensata come una semplice successione di esercizi destinati a correggere comportamenti prestabiliti. Il paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia parte da un presupposto radicalmente differente: il giocatore non deve essere semplicemente istruito su ciò che deve fare, ma messo nelle condizioni di agire e interagire intenzionalmente in costante e realistica relazione con il gioco. Il gioco, dunque, non è più luogo nel quale si verifica ciò che è stato appreso. È il luogo stesso dell’apprendimento. Da questa prospettiva nasce una pedagogia del gioco fondata su dispositivi differenti e articolati tra di loro concepiti e realizzati per accom...

Verso una classificazione integrata delle capacità motorie

  Alla luce della fenomenologia, dell'enattivismo e della cognizione incarnata, la tradizionale tassonomia delle capacità motorie (forza, velocità, resistenza, mobilità, coordinazione) va ripensata in chiave integrata e situata Le capacità non sono proprietà isolate dell'individuo, ma emergono dall'accoppiamento dinamico tra giocatore, compito, compagni, avversari e ambiente. Ne deriva una classificazione funzionale al gioco, in cui le componenti energetiche, percettive, decisionali e tecniche co- evolvono all'interno della stessa esperienza Percezione-azione e lettura delle affordance: sintonizzazione informazionale e selezione opportunità d'azione. Anticipazione probabilistica e pre-atto intenzionale: previsione situata delle traiettorie del gioco. Coordinazione situata e variabilità funzionale: organizzazione sinergica dei gradi di libertà in relazione al compito. Regolazione temporale e ritmica dell'azione: sincronizzazione con compagni, palla e avversari (t...

PERCHÉ LA PAROLA “GIOCAZIONE”

  Quando le parole non bastano più Ci sono momenti, nel percorso di una ricerca, nei quali ci si accorge che il problema non è più soltanto quello di trovare nuove risposte. Il problema diventa trovare le parole giuste per dire ciò che si è cominciato a vedere. È successo anche a me. Nel momento in cui il percorso che avevo iniziato con l'Approccio Fenomenologico-Enattivo è progressivamente approdato alla Giocologia, mi sono trovato davanti a una difficoltà che, inizialmente, poteva sembrare soltanto terminologica. Non lo era. Mi sono accorto che continuare a utilizzare la parola allenamento significava, in qualche modo, continuare a stare dentro una semantica dalla quale, invece, avevo progressivamente preso le distanze. Non perché la parola fosse sbagliata in assoluto. Ma perché non riusciva più a rappresentare ciò che stavo cercando di dire. E quando una parola non intercetta più il senso di ciò che vuoi esprimere, prima o poi sei costretto a cercarne un'altra. È da questa n...