Post

PATTO FORMATIVO DI CORRESPONSABILITÀ

“Caro mister, dopo aver studiato a dovere, abbiamo deciso di seguire la strada del paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia.  Siccome le famiglie sono spesso abituate a vedere la classica scuola calcio “addestrativa” (file, cinesini, bambini che fanno la stessa finta a comando), abbiamo il timore che l’apparente caos di un allenamento basato sull’autorganizzazione può essere inizialmente frainteso. Come possiamo spiegare questo cambio di paradigma ai genitori  Grazie “ Ho suggerito di produrre un documento , una sorta di patto formativo di corresponsabilità  IL MANIFESTO DELLE FAMIGLIE La Giocologia: imparare il calcio attraverso il gioco Una nuova idea di scuola calcio Cari genitori, dopo un attento percorso di studio e riflessione, abbiamo scelto di seguire nella nostra scuola calcio il paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia. È una scelta precisa: significa considerare il bambino non come un semplice esecutore di gesti tecnici, ma come una persona ...

Il calcio di strada e il paradigma fenomenologico-enattivo della GIOCOLOGIA:una rilettura neuroscientifica, pedagogica e culturale del calcio giovanile contemporaneo

  "C’è stato un tempo in cui il calcio non iniziava con un fischio. Iniziava con un bussare alla porta di un amico, con un pallone consumato, una strada, un cortile e un’infinita capacità di inventare. Non c’erano allenatori, tavole tattiche, istruzioni continue o genitori a bordo campo. C’erano bambini immersi in un gioco che apparteneva prima di tutto a loro. Il calcio di strada non era soltanto un modo spontaneo di giocare: era un ambiente formativo complesso, un laboratorio naturale di apprendimento in cui tecnica, percezione, relazione e creatività emergevano attraverso l’esperienza diretta. Ha insegnato il coraggio di riprovare dopo un errore, la resilienza dopo una sconfitta, la capacità di adattarsi a situazioni sempre diverse. Ogni partita era un problema nuovo da risolvere, ogni situazione richiedeva una scelta, ogni interazione con compagni e avversari costruiva una conoscenza del gioco impossibile da separare dall’esperienza vissuta"  Zinedine Zidane  Molti de...

MANIFESTO DELLA GIOCAZIONE

Immagine
  Dall’allenamento alla GIOCAZIONE: quando il linguaggio cambia perché è cambiato il paradigma Premessa epistemologica Per la GIOCOLOGIA, a un certo punto, il termine “allenamento” non intercettava più il senso, il significato e, soprattutto, lo scopo di ciò che stavamo cercando di costruire. Non si tratta di una semplice sostituzione lessicale. Non abbiamo cambiato una parola perché ci piaceva di più un’altra. Abbiamo cambiato parola perché era cambiato il modo di intendere il giocatore, il gioco, l’apprendimento e il ruolo del Giocologo. La parola allenamento porta con sé una precisa eredità epistemologica: allenare qualcosa, sviluppare una capacità, ripetere un gesto, migliorare una prestazione, preparare un individuo a fare meglio ciò che dovrà fare successivamente. Ma se il nostro oggetto di conoscenza è il gioco del calcio nella sua complessità reale, questa concezione diventa progressivamente insufficiente. Il giocatore non è una macchina alla quale aggiungere capacità. Il g...

ALLE ORIGINI DELLA GIOCOLOGIA

Immagine
  Rivedendo alcuni appunti che utilizzavo a scuola nei corsi di aggiornamento in servizio dei docenti di Scienze motorie e sportive sui giochi di invasione collettivi, ho intravisto, quasi a posteriori, la Giocologia in nuce, ancora in embrione. Rileggendo oggi quelle riflessioni, alla luce degli sviluppi della ricerca sulle neuroscienze, sulla corporeità, sull’embodiment e sull’enattivismo, mi sono reso conto che alcune idee che allora proponevo, forse senza averne ancora piena consapevolezza, contenevano già i presupposti di una diversa maniera di guardare al gioco, all’apprendimento e, più in generale, alla formazione. Quella rilettura mi ha fatto comprendere anche un’altra cosa: dietro quelle intuizioni c’era, in realtà, una ricerca che non si era mai interrotta. La ricerca di un paradigma che fosse davvero pertinente alla natura dei giochi di invasione e, in particolare, al calcio nella prima formazione. Una ricerca che nasceva da una semplice constatazione: spesso, quando pro...

LA GIOCAZIONE E IL GIOCAT(T)ORE

Immagine
Un pensiero che emerge giocando Non sono arrivato alla Giocazione partendo da una teoria. Ci sono arrivato, almeno per come la sento oggi, attraverso il tempo, attraverso il campo, attraverso le persone con cui ho lavorato e mi sono confrontato e soprattutto attraverso le domande che, a un certo punto, hanno cominciato a mettere in crisi alcune delle mie convinzioni. Per molto tempo ho pensato al gioco come a qualcosa che si potesse progettare, proporre, insegnare. Preparavo una situazione, stabilivo delle regole, definivo degli obiettivi e immaginavo che, se le condizioni erano corrette, il gioco sarebbe comparso. Oggi non lo penso più esattamente così. Non perché quelle condizioni non siano importanti. Anzi, lo sono moltissimo. Ma perché nel tempo mi sono accorto che c'era qualcosa che sfuggiva a quella lettura. Potevo preparare lo spazio, scegliere il numero dei giocatori, modificare le regole, inserire un vincolo, togliere una possibilità. Potevo osservare attentamente quello c...

LA FERMATA DELL'AUTOBUS

Immagine
  Poveri bambini... fanno bene a non ascoltare. Ho guardato queste foto, specie la prima, di cui ho eliminato il " dis-istruttore e mi è venuta una sola frase: poveri bambini. Sette bambini in fila, immobili, con il pallone tra i piedi. Uno tira. Uno in porta che aspetta un tiro che arriverà tra cinque minuti. Un allenatore che parla. Questa non è una seduta di allenamento. È una fermata dell'autobus. E alla fermata dell'autobus, si sa, qualche parola di conversazione fa passare il tempo più veloce. E allora i bambini, intelligentemente, fanno l'unica cosa sensata che possono fare in quel contesto: chiacchierano tra loro. Fanno bene a non ascoltare. Perché non c'è nulla da ascoltare che abbia a che fare con il gioco. Analizziamo, con severità scientifica, quello che stiamo vedendo. *1. Il furto del tempo di apprendimento* In questa foto, il rapporto è di 8 a 1. Un bambino agisce, sette aspettano. Se la seduta dura 60 minuti e proponiamo esercitazioni così, ogni bam...

DAL GESTO ALLA CONDOTTA: PERCHÉ L’ANALITICO SITUATO FAVORISCE IL TRANSFERT

Immagine
  Dopo il post sulla “fermata dell’autobus” mi è arrivata, in forme diverse, una domanda che credo meriti una risposta. “Ma quindi siete contro l’analitico?” No. Assolutamente no. E forse è proprio questo il momento giusto per ribadirlo nuovamente, perché sarebbe un errore enorme leggere quanto scritto nel post precedente come una guerra all’intervento analitico. La Giocologia non è contro l’analitico. La Giocologia ha grande rispetto per l’analitico. Proprio per questo, però, riteniamo necessario discutere di come viene utilizzato. Perché c’è una differenza sostanziale tra fare un intervento analitico e trasformare l’analitico in una fila. E la fotografia dalla quale siamo partiti non criticava il fatto che si stesse lavorando su un gesto. Criticava il modo in cui quel gesto veniva proposto, il tempo di attesa generato, la povertà delle informazioni disponibili e, soprattutto, l’idea implicita secondo cui per imparare una componente tecnica sia necessario separarla quasi completam...