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LA GIOCAZIONE E IL GIOCAT(T)ORE

Un pensiero che emerge giocando Non sono arrivato alla Giocazione partendo da una teoria. Ci sono arrivato, almeno per come la sento oggi, attraverso il tempo, attraverso il campo, attraverso le persone con cui ho lavorato e mi sono confrontato e soprattutto attraverso le domande che, a un certo punto, hanno cominciato a mettere in crisi alcune delle mie convinzioni. Per molto tempo ho pensato al gioco come a qualcosa che si potesse progettare, proporre, insegnare. Preparavo una situazione, stabilivo delle regole, definivo degli obiettivi e immaginavo che, se le condizioni erano corrette, il gioco sarebbe comparso. Oggi non lo penso più esattamente così. Non perché quelle condizioni non siano importanti. Anzi, lo sono moltissimo. Ma perché nel tempo mi sono accorto che c'era qualcosa che sfuggiva a quella lettura. Potevo preparare lo spazio, scegliere il numero dei giocatori, modificare le regole, inserire un vincolo, togliere una possibilità. Potevo osservare attentamente quello c...

LA FERMATA DELL'AUTOBUS

  Poveri bambini... fanno bene a non ascoltare. Ho guardato queste foto, specie la prima, di cui ho eliminato il " dis-istruttore e mi è venuta una sola frase: poveri bambini. Sette bambini in fila, immobili, con il pallone tra i piedi. Uno tira. Uno in porta che aspetta un tiro che arriverà tra cinque minuti. Un allenatore che parla. Questa non è una seduta di allenamento. È una fermata dell'autobus. E alla fermata dell'autobus, si sa, qualche parola di conversazione fa passare il tempo più veloce. E allora i bambini, intelligentemente, fanno l'unica cosa sensata che possono fare in quel contesto: chiacchierano tra loro. Fanno bene a non ascoltare. Perché non c'è nulla da ascoltare che abbia a che fare con il gioco. Analizziamo, con severità scientifica, quello che stiamo vedendo. *1. Il furto del tempo di apprendimento* In questa foto, il rapporto è di 8 a 1. Un bambino agisce, sette aspettano. Se la seduta dura 60 minuti e proponiamo esercitazioni così, ogni bam...

DAL GESTO ALLA CONDOTTA: PERCHÉ L’ANALITICO SITUATO FAVORISCE IL TRANSFERT

  Dopo il post sulla “fermata dell’autobus” mi è arrivata, in forme diverse, una domanda che credo meriti una risposta. “Ma quindi siete contro l’analitico?” No. Assolutamente no. E forse è proprio questo il momento giusto per ribadirlo nuovamente, perché sarebbe un errore enorme leggere quanto scritto nel post precedente come una guerra all’intervento analitico. La Giocologia non è contro l’analitico. La Giocologia ha grande rispetto per l’analitico. Proprio per questo, però, riteniamo necessario discutere di come viene utilizzato. Perché c’è una differenza sostanziale tra fare un intervento analitico e trasformare l’analitico in una fila. E la fotografia dalla quale siamo partiti non criticava il fatto che si stesse lavorando su un gesto. Criticava il modo in cui quel gesto veniva proposto, il tempo di attesa generato, la povertà delle informazioni disponibili e, soprattutto, l’idea implicita secondo cui per imparare una componente tecnica sia necessario separarla quasi completam...

NON GIOCATORI ESECUTORI, MA GIOCATORI IMMERSI NEL GIOCO E TRASFORMATI DAL GIOCO

  Il gioco non è obbedienza. Non è la capacità del giocatore di eseguire una successione di prescrizioni, ordini e soluzioni ricevute dalla panchina. Una partita non è un copione già scritto. È un ambiente in continuo cambiamento, nel quale situazioni, spazi, avversari, compagni, tempi e possibilità si modificano continuamente. Per questo non abbiamo bisogno di giocatori che aspettino di sapere cosa fare. Abbiamo bisogno di giocatori capaci di interpretare cosa sta succedendo. Giocatori capaci di osservare, riconoscere, scegliere, decidere e adattarsi. Il ruolo dell'allenatore, allora, non è quello di sostituirsi al giocatore nelle decisioni. È quello di creare le condizioni affinché il giocatore impari a prendere decisioni sempre migliori. Allenare non significa dire loro cosa devono fare. Significa metterli nelle condizioni di capire perché, quando e a cosa serve farlo. Il vero apprendimento avviene quando il giocatore non ripete semplicemente una soluzione, ma comprende il probl...

L’ANALITICO? SÌ. MA DOBBIAMO CHIEDERCI DOVE, COME E PERCHÉ.

  "Nun c'à facc' cchiù" Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo - del 1931. La donna nella foto è Pupella Maggio nel ruolo di Concetta Cupiello, la moglie di Luca. La frase "Nun c'a facc' cchiù!" è una delle sue battute più famose quando non ne può delle manie del marito. Ma e' mai possibile che, qualsiasi sia l' argomento, mi tocca sentire dire... bisogna fare analitico? Veniamo al dunque: mai affermato di essere contro l’analitico. Sarebbe una posizione ideologica e, soprattutto, sarebbe una semplificazione che non appartiene al paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia. E la questione non è neppure scegliere tra analitico e situazionale, conflitto che oramai appartiene al " paleolitico pedagogico" dei giochi di invasione  La questione è molto più profonda. E cioè, che cosa intendiamo per analitico? Dove lo collochiamo? Da che cosa nasce? A che cosa serve? E soprattutto: che rapporto mantiene con il gioco? Perché ...

LA GIOCRAZIA e LA GIOCOLOGIA

  Cosa pensi e come agisci > Non è una questione di metodo. > È una questione di paradigma. Il calcio giovanile italiano non ha un problema tecnico. Ha un problema di pensiero. COSA INTENDO PER GIOCRAZIA La Giocrazia è il paradigma che ha colonizzato la formazione. Il giocatore non apprende, *esegue*- L'allenatore non promuove, *prescrive* Il gioco non emerge, *viene imposto* Paradigma tradizionale? No.  *Paradigma della Giocrazia.* Perché non è tradizione. È potere. IL PENSIERO DELLA GIOCRAZIA  Cosa pensa la Giocrazia? Pensa a: Esercizio. Correzione. Errore. Automatismo. Valutazione. Standard. Pensa al giocatore come contenitore da riempire.  L'AZIONE DELLA GIOCRAZIA - I VERBI Come agisce la Giocrazia? Prescrivere → Eseguire → Ripetere → Correggere → Automatizzare → Giudicare. Il bambino non gioca. Viene giocato. IL MOTORE NASCOSTO: IL MERCATO > Ecco il punto che nessuno dice. *La Giocrazia non si sostiene da sola. Si alimenta.* Un allenatore che prescrive,...

NON SPAVENTIAMOCI SE I BAMBINI SI AMMASSANO INTORNO ALLA PALLA: È DA LÌ CHE INIZIA IL LORO VIAGGIO

  L’articolo di ieri ha suscitato molto interesse e, soprattutto, mi ha fatto arrivare tanti messaggi da parte di allenatori, dirigenti e genitori. Quasi tutti mi hanno raccontato la stessa cosa: “Raffaele, quando giocano sono tutti intorno alla palla!” Ed è proprio da qui che vorrei partire. Perché non dobbiamo spaventarci. Anzi, dobbiamo imparare a guardare quella scena con occhi diversi. Quando vediamo cinque, sei, sette bambini che corrono tutti dietro alla palla, la prima tentazione dell’adulto è pensare che ci sia qualcosa che non funziona. Pensiamo che siano disordinati, che non sappiano stare in campo, che non abbiano capito dove posizionarsi. E allora iniziano le indicazioni: “Apriti!” “Vai largo!” “Passa!” “Non stare tutti sulla palla!” “Guarda il compagno!” Ma siamo sicuri che il bambino sia già pronto per fare tutto questo? Io credo che, prima di correggere, dobbiamo imparare ad osservare. Perché quel bambino che corre verso la palla non sta necessariamente sbagliando. ...