DAL CAMPO AL CORTILE RITORNANDO AL CAMPO TRANSITANDO PER L’ANALITICO SITUATO



UNITÀ DI APPRENDIMENTO

DAL CAMPO AL CORTILE E RITORNO AL CAMPO, TRANSITANDO PER L’ANALITICO SITUATO

Categoria: Esordienti U13 – Under 13

Formato di riferimento: 9c9 (8 giocatori di movimento + portiere per squadra)

Adattabilità: 11c11

Durata complessiva: 90 minuti circa

Principio di gioco: Giocare tra le linee per attaccare la profondità.

1.      IDEA DI FONDO

L’ampiezza non serve semplicemente per occupare le corsie esterne, ma per creare, liberare e sfruttare gli spazi interni e tra le linee.

La squadra deve imparare a riconoscere quando utilizzare una soluzione interna per raggiungere la profondità, quando sfruttare l’ampiezza per liberare una linea di passaggio e quando attaccare direttamente lo spazio disponibile.

Il collegamento ricercato è quello tra gioco interno, uscita esterna e attacco della profondità: dentro-fuori-dentro, senza trasformarlo in una sequenza obbligatoria.

L’obiettivo non è insegnare meccanicamente il passaggio filtrante, ma creare condizioni di gioco nelle quali i ragazzi possano riconoscere quando giocare tra le linee rappresenta la soluzione più funzionale per progredire e attaccare.

2.      OBIETTIVO DI APPRENDIMENTO

Sviluppare nei giocatori la capacità di riconoscere, attraverso la percezione dello spazio, degli avversari e dei compagni, le opportunità per:

- Smarcarsi tra le linee avversarie.

- Ricevere orientati verso la porta o lo spazio da attaccare.

- Collegare la ricezione tra le linee a una giocata in avanti.

- Attaccare la profondità nel momento opportuno.

- Utilizzare l’ampiezza per liberare linee di passaggio e modificare l’organizzazione difensiva avversaria.

- Riorganizzare rapidamente le proprie intenzioni dopo una giocata in profondità o un cambio di possesso.

Condotta attesa: il giocatore riconosce lo spazio tra le linee, si rende disponibile alla ricezione e, quando le condizioni lo consentono, collega il controllo o la trasmissione alla ricerca della profondità.

Il principio non deve diventare un obbligo: se la profondità è direttamente disponibile, il giocatore può attaccarla senza passare necessariamente da una combinazione interna.

FASE 1 — DAL CAMPO AL CAMPO



8vs8 PALLA A META

Durata: 16 minuti, suddivisi in 2 tempi da 8 minuti.

Spazio: 60 × 40 metri.

Giocatori: 8vs8, con composizione e gestione dei portieri definite in base al gruppo disponibile.

Materiale: palloni, delimitatori e casacche.

Organizzazione

Si predispone un campo rettangolare di 60 × 40 metri, con una linea di meta su ciascuno dei due lati corti.

Le due squadre si affrontano in una situazione di possesso e progressione verso la meta avversaria.

Regole

- Si conquista un punto quando un compagno riceve un passaggio filtrante oltre la linea di meta.

- La ricezione deve essere il risultato di una trasmissione che consenta di superare la linea difensiva avversaria.

- Non si può ottenere il punto semplicemente calciando o lanciando la palla da lontano oltre la linea.

- Dopo una meta, il gioco riprende secondo una modalità prestabilita, mantenendo il più possibile continuità e ritmo.

Obiettivo specifico

Far emergere il problema di gioco.

Se tutti i giocatori attaccano immediatamente la profondità, la squadra può perdere il collegamento e il controllo del possesso. Se, al contrario, tutti cercano il pallone corto senza minacciare lo spazio alle spalle degli avversari, la squadra fatica a progredire.

Occorre quindi riconoscere la relazione tra chi si propone tra le linee e chi attacca la profondità

Cosa osservare

- Chi si rende disponibile tra le linee?

- Chi si colloca sulla stessa linea dei compagni, facilitando la pressione avversaria?

- Chi attacca la profondità prima che si apra una linea di passaggio?

- Chi riconosce il momento giusto per ricevere tra le linee?

- La squadra riesce a collegare il gioco interno con una trasmissione in avanti?

- I giocatori riconoscono anche le occasioni in cui è possibile attaccare direttamente la profondità?

Ruolo dell’allenatore

Nella prima fase l’allenatore osserva senza anticipare le soluzioni.

L’obiettivo è lasciare che il problema emerga dal comportamento dei giocatori. Gli eventuali interventi devono essere brevi e orientati a richiamare l’attenzione sulle informazioni presenti nel gioco, evitando di suggerire sistematicamente la soluzione.

Domanda guida: «Come possiamo trovare lo spazio alle spalle degli avversari senza perdere il collegamento tra chi ha la palla e chi attacca?»

FASE 2 — DAL CAMPO AL CORTILE



4vs4 + 8 SPONDE: IL CORTILE BIDIREZIONALE

Durata: 24 minuti, suddivisi in 4 tempi da 6 minuti.

Spazio: 40 × 20 metri.

Giocatori: 4vs4 all’interno e 8 sponde esterne, 4 su ciascuna linea di fondo.

Materiale: palloni, casacche e delimitatori.

Organizzazione

Si delimita un campo di 40 × 20 metri.

All’interno giocano due squadre in situazione di 4vs4. Sulle due linee di fondo si collocano quattro sponde per lato.

Le sponde sono giocatori esterni neutrali, a disposizione della squadra in possesso. Non entrano nel campo e giocano secondo il numero di tocchi stabilito dall’allenatore.

Le sponde sono collocate sulle linee di fondo per rappresentare una soluzione esterna di profondità. Non sono, in senso stretto, giocatori tra le linee: è il comportamento dei giocatori interni a dover collegare la ricezione tra le linee con la ricerca della sponda.

Regole della giocazione bidirezionale

La giocazione non prevede due porte fisse da attaccare secondo una direzione prestabilita. Il possesso si sviluppa in modo continuo, alternando le due direzioni.

1. La squadra in possesso cerca di progredire attraverso il 4vs4 interno.

2. Quando riconosce una condizione favorevole, serve una delle quattro sponde sulla linea di fondo verso cui sta attaccando.

3. La sponda restituisce il pallone a un giocatore della squadra che l’ha servita.

4. La squadra conquista un punto quando completa la combinazione di andata e ritorno.

5. Dopo il punto, la squadra mantiene il possesso e, senza interruzioni, deve riorganizzarsi per attaccare immediatamente la linea di fondo opposta.

6. Se il possesso viene perso, la squadra avversaria cerca di raggiungere la sponda nella direzione opposta, secondo lo stesso principio.

La squadra deve quindi passare continuamente da una direzione di attacco all’altra, riconoscendo la nuova profondità disponibile.

Perché utilizzare otto sponde?

La presenza di quattro sponde su ciascuna linea offre più soluzioni esterne e impedisce che il compito si riduca alla ricerca di un unico riferimento prestabilito.

La densità di giocatori interni costringe chi è in possesso a riconoscere gli spazi disponibili, mentre le sponde rappresentano possibili sbocchi per superare il blocco centrale.

Il problema non è semplicemente trovare una sponda, ma comprendere quando e come raggiungerla.

Obiettivo specifico

Esasperare il collegamento tra gioco interno e attacco della profondità, introducendo anche la necessità di cambiare rapidamente direzione.

I giocatori devono imparare a:

- Riconoscere un compagno libero tra le linee.

- Utilizzare il gioco interno per creare una linea di trasmissione.

- Individuare il momento favorevole per raggiungere la sponda.

- Orientare il corpo e il possesso verso la nuova direzione.

- Reagire immediatamente dopo il punto, senza interrompere la continuità del gioco.

Cosa osservare

- La squadra riesce a costruire una situazione favorevole prima di servire la sponda?

- I giocatori cercano di forzare il passaggio esterno oppure riconoscono il momento opportuno?

- Le ricezioni interne consentono di superare la pressione?

- Dopo la combinazione con la sponda, i giocatori riconoscono rapidamente il nuovo spazio da attaccare?

- Il cambio di direzione avviene in funzione delle informazioni del gioco oppure in modo automatico?

Ruolo dell’allenatore

L’allenatore lascia che il compito produca il problema desiderato, evitando di indicare continuamente la sponda da utilizzare.

Può modificare il numero di tocchi delle sponde, la distanza tra i giocatori o le condizioni di punteggio per regolare la difficoltà.

Domanda guida: «Che cosa dobbiamo riconoscere dentro per riuscire ad attaccare lo spazio fuori? E, una volta raggiunta la profondità, dove possiamo attaccare subito dopo?»

 FASE 3 — L’ANALITICO SITUATO

LA RELAZIONE TRA LE LINEE E LA PROFONDITÀ


Durata: 4 minuti, con possibilità di estensione a 6 minuti se necessaria per comprendere il compito.

Organizzazione: quattro quadrati, con quattro giocatori per quadrato.

Materiale: delimitatori e un pallone per ogni coppia di quadrati.

 Si predispongono quattro quadrati organizzati in due coppie di spazi adiacenti.

Ogni quadrato ospita quattro giocatori. In ciascuna coppia, un quadrato rappresenta lo spazio di possesso e quello adiacente la zona da raggiungere attraverso una giocata in profondità.

La zona di collegamento tra i due quadrati rappresenta lo spazio intermedio nel quale il giocatore può proporsi tra le linee.

Compito

1. Tre giocatori mantengono il possesso nel primo quadrato.

2. Il quarto giocatore si smarca nello spazio di collegamento tra i due quadrati, cercando di rendersi disponibile fuori dalla linea di pressione immaginaria.

3. Riceve orientandosi verso il quadrato opposto.

4. Quando riconosce una condizione favorevole, trasmette il pallone in profondità verso un compagno nel quadrato successivo.

5. Dopo la trasmissione, il giocatore che ha giocato lungo si sposta nella zona di collegamento e assume il ruolo di riferimento tra le linee.

6. Gli altri giocatori si riadattano per mantenere la continuità del possesso e ripetere la relazione.

Il compito non deve diventare una sequenza rigida di passaggi. La ricezione tra le linee, l’orientamento e la trasmissione in profondità sono il centro dell’attenzione, ma il giocatore deve comunque riconoscere la disponibilità della linea di passaggio.

Obiettivo specifico

Focalizzare per pochi minuti la relazione percettivo-motoria che si è cercato di far emergere nelle fasi precedenti:

mi smarco tra le linee → ricevo orientato → riconosco la profondità → gioco in avanti.

Perché soltanto quattro minuti?

Questa fase non ha lo scopo di allenare isolatamente la tecnica del passaggio. Serve a rendere più evidente una relazione di gioco già incontrata nel cortile bidirezionale.

La durata contenuta permette di mantenere l’attenzione sul concetto senza separarlo troppo a lungo dal contesto reale. Se il compito non è immediatamente comprensibile, è preferibile chiarire rapidamente l’organizzazione e proseguire, anziché trasformare la fase in un esercizio analitico prolungato.

Cosa osservare

- Il giocatore si smarca prima di chiedere il pallone?

- Riceve con il corpo orientato verso la direzione utile?

- Riconosce se può giocare in profondità?

- Il passaggio lungo è collegato a una situazione favorevole?

- Il movimento successivo mantiene la continuità della relazione?

 FASE 4 — RITORNO AL CAMPO



8vs8 PALLA A META: VERIFICA DELL’APPRENDIMENTO

Durata: 40 minuti, suddivisi in 2 tempi da 20 minuti.

Spazio: 60 × 40 metri.

Giocatori: stessa configurazione della Fase 1.

Materiale: palloni, casacche e delimitatori.

Organizzazione

Si ripropone la stessa giocazione iniziale: campo 60 × 40 metri, due squadre e due linee di meta sui lati corti.

Mantenere lo stesso spazio e le stesse regole di base consente di osservare se le soluzioni emerse nelle fasi intermedie ricompaiono nel gioco.

Regola aggiuntiva

Il punto vale doppio quando l’azione che porta alla meta comprende una ricezione tra le linee, seguita da una giocata in profondità che contribuisce concretamente a superare la linea difensiva avversaria.

Il doppio punteggio non viene assegnato per il semplice fatto di aver effettuato un passaggio corto o di aver ricevuto in una zona centrale. Deve esserci una relazione funzionale tra ricezione tra le linee e attacco della profondità.

Il punto normale rimane valido quando la squadra conquista la meta attraverso altre soluzioni efficaci.

Obiettivo specifico

Verificare se il percorso di apprendimento ha lasciato traccia nelle condotte dei giocatori.

L’allenatore osserva se la squadra:

- Cerca con maggiore frequenza soluzioni interne prima di attaccare la profondità, quando ciò è utile.

- Riconosce meglio il momento per verticalizzare.

- Evita di forzare sistematicamente il passaggio lungo.

- Mantiene la capacità di attaccare direttamente la profondità quando questa è disponibile.

- Utilizza l’ampiezza per liberare linee di passaggio e creare opportunità interne.

- Riconosce rapidamente i nuovi spazi dopo una giocata in avanti.

Indicatori di verifica

Per rendere la valutazione più concreta, l’allenatore può registrare, anche con semplici conteggi:

1. Le ricezioni riuscite tra le linee.

2. Le ricezioni tra le linee seguite da una giocata efficace in profondità.

3. Le verticalizzazioni forzate o prive di una reale opportunità.

4. Le occasioni di profondità riconosciute e sfruttate.

5. Le situazioni in cui il possesso viene mantenuto perché la profondità non è disponibile.

Il confronto con la Fase 1 deve essere interpretato con attenzione: l’obiettivo non è soltanto aumentare il numero di passaggi filtranti, ma migliorare la capacità di riconoscere quando quella soluzione è realmente utile.

Ruolo dell’allenatore

Nella verifica finale l’allenatore interviene il meno possibile, lasciando che i giocatori utilizzino le informazioni e le soluzioni incontrate nelle fasi precedenti.

Le osservazioni possono essere raccolte durante i due tempi e riprese in una breve restituzione conclusiva.

Domanda guida: «Che cosa è cambiato nel modo in cui troviamo la profondità?»

 5. RICORSIVITÀ DELL’UNITÀ DI APPRENDIMENTO

CAMPO — Fase 1

Il gioco reale fa emergere il problema: la squadra fatica a collegare il gioco tra le linee con l’attacco della profondità.

CORTILE BIDIREZIONALE — Fase 2

Il problema viene esasperato in uno spazio ridotto. La densità interna, le sponde e la necessità di cambiare direzione rendono più evidente la relazione da riconoscere.

ANALITICO SITUATO — Fase 3

La relazione viene focalizzata brevemente: smarcamento tra le linee, ricezione orientata e giocata in profondità.

RITORNO AL CAMPO — Fase 4

La giocazione iniziale viene riproposta per verificare se le condotte ricercate ricompaiono in un contesto più ampio e meno guidato.

La ricorsività non consiste nella semplice ripetizione delle attività, ma nel ritorno allo stesso problema attraverso condizioni differenti, per poi verificarne la rielaborazione nel gioco.

 6. GESTIONE DEI TEMPI

- Fase 1: 16 minuti.

- Fase 2: 24 minuti.

- Fase 3: 4 minuti.

- Fase 4: 40 minuti.

Tempo complessivo di gioco: 84 minuti.

I restanti 6 minuti sono destinati alla presentazione iniziale, ai cambi di organizzazione, all’idratazione e alla breve restituzione finale.

Per mantenere la durata complessiva entro i 90 minuti, il materiale deve essere predisposto in anticipo e le transizioni tra le attività devono essere rapide.

I tempi sono indicativi e possono essere adattati in funzione dell’età, del livello di comprensione e della risposta del gruppo.

 7. ADATTAMENTO ALL’11c11

Il principio di gioco rimane invariato, mentre possono essere modificati gli spazi, il numero di giocatori e le distanze tra le linee.

Nella situazione di 11c11, l’attenzione si sposta anche sulla relazione tra reparti: il giocatore tra le linee può essere un centrocampista, un trequartista o un attaccante che si abbassa, mentre un compagno attacca lo spazio alle spalle della difesa.

L’ampiezza può essere utilizzata per allargare il blocco avversario e creare corridoi interni. La giocata in profondità deve comunque derivare dalla lettura del contesto, non da una disposizione prestabilita.

Le dimensioni del campo e le regole vanno adeguate all’obiettivo della seduta e alle caratteristiche dei giocatori.

 8. PRINCIPIO METODOLOGICO CONCLUSIVO

Questa UDA si fonda su un approccio enattivo e fenomenologico: la condotta del giocatore viene osservata nella relazione con lo spazio, i compagni, gli avversari e il problema di gioco.

L’allenatore non si limita a spiegare come eseguire un passaggio filtrante, ma organizza condizioni nelle quali i ragazzi possano percepire il problema, sperimentare soluzioni e riconoscere progressivamente quelle più funzionali.

Il passaggio filtrante non è il fine dell’attività. È una possibile risposta a una situazione di gioco.

L’obiettivo finale è che il giocatore impari a riconoscere quando giocare tra le linee permette di attaccare la profondità in modo efficace, mantenendo la capacità di scegliere soluzioni diverse quando il contesto lo richiede.



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