DAL CORTILE AL CAMPO E RITORNO AL CORTILE

 






UNITÀ DI APPRENDIMENTO

Paradigma fenomenologico-enattivo della GIOCOLOGIA

**Categoria:** U13/U14, adattabile a Esordienti evoluti e Pulcini 3° anno

**Numero:** 24 giocatori (20 giocatori di movimento + 4 portieri)

**Durata:** 90 minuti

**Spazio:** un campo regolamentare

**Materiale:** palloni, casacche rosse e blu, quattro porte regolamentari o grandi, porticine e delimitatori.

 1. IDEA GENERATIVA

L’Unità di Apprendimento riproduce una storia circolare.

Si parte dal **cortile**, uno spazio piccolo, denso e relazionale, nel quale i giocatori devono imparare a riconoscere i compagni, trovare linee di passaggio, conservare la palla e utilizzare il portiere come possibile sostegno.

Si passa al **campo grande**, uno spazio più ampio e complesso, nel quale le soluzioni esplorate nel piccolo devono essere riorganizzate in relazione a distanze, tempi, avversari e spazi differenti.

Infine, si ritorna al **cortile**, per osservare quali possibilità d’azione siano rimaste, quali siano state trasformate e quali emergano con maggiore naturalezza.

Non si tratta di una progressione lineare, ma di una spirale: si ritorna a una situazione conosciuta dopo aver attraversato un’esperienza differente.

Il contesto ritorna, ma i giocatori possono viverlo diversamente grazie all’esperienza precedente.

2. PRINCIPI GIOCOLOGICI ATTIVATI

- Interazione: le soluzioni emergono dalle relazioni tra compagni, avversari, palla e spazio.

- Emergenza:le condotte non vengono prescritte in anticipo, ma emergono dalle relazioni cooperative e interazioni oppositive in coerenza con i giochi di invasione 

- Specificità:le possibilità d’azione vengono esplorate in situazioni che conservano una relazione significativa con il calcio.

- Sfondo integratore: il cortile, il campo e il ritorno al cortile costituiscono una storia che dà continuità alle diverse esperienze.

- Ricorsività:il ritorno alla situazione iniziale consente di osservare e rielaborare quanto vissuto.

- Reticolarità: l’apprendimento si sviluppa attraverso relazioni molteplici e non attraverso una successione rigida di istruzioni.

- Introiezione gerarchizzata: le soluzioni sperimentate possono essere progressivamente riconosciute e riutilizzate in contesti diversi, senza presumere che il trasferimento avvenga automaticamente.

- Flessibilità: i giocatori riorganizzano le proprie azioni in funzione delle caratteristiche del contesto.

- Principio anti-giococrazia: l’allenatore non si appropria del gioco attraverso prescrizioni continue. 

Predispone il contesto, osserva, ascolta e interviene quando necessario, preservando la partecipazione attiva dei giocatori.

TRAGUARDI ATTESI

Favorire l’emergere, l’espansione e la stabilizzazione delle seguenti possibilità di gioco:

1. riconoscere il portiere come primo uomo libero e possibile sostegno per la costruzione dal basso;

2. offrire linee di passaggio e sostegni al compagno in possesso;

3. conservare la palla anche in presenza della pressione avversaria;

4. riconoscere lo spazio libero e individuare quando giocare vicino o progredire;

5. riorganizzare le relazioni tra compagni in funzione delle dimensioni del campo;

6. sviluppare autonomia decisionale, disponibilità alla collaborazione e fiducia nella partecipazione al gioco.

I traguardi costituiscono direzioni formative da osservare, non comportamenti che debbano necessariamente manifestarsi in ogni azione.

FASE 1 — IL CORTILE

GENERO | 0’-28’

Organizzazione

Si predispongono due campi ridotti, uno per ciascun gruppo, ricavati all’interno del campo regolamentare.

Con 22 giocatori e 4 portieri, i due gruppi sono quindi impegnati contemporaneamente. 

Regola generativa

Il gol vale doppio quando l’azione offensiva ha coinvolto il proprio portiere durante la costruzione e la squadra ha mantenuto il possesso fino alla conclusione.

La regola non impone di passare obbligatoriamente dal portiere: rende semplicemente significativa questa possibilità.

 Compito implicito per i giocatori

Come possiamo conservare la palla e arrivare alla porta avversaria?

Quando siamo pressati, chi può offrirci una soluzione? Possiamo utilizzare il portiere? Come possiamo creare una linea di passaggio?

Le risposte non vengono anticipate dal giocologo: devono emergere dall’esperienza.

 

Ruolo del giocologo

Il giocologo osserva senza interrompere continuamente il gioco.

Non suggerisce sistematicamente di abbassarsi, allargarsi o passare al portiere. Osserva se i giocatori iniziano a riconoscere queste possibilità.

Se il gioco rimane bloccato, può modificare un elemento del contesto: ridurre leggermente la larghezza, ampliare una zona di uscita o modificare il valore di una soluzione. La modifica deve rendere il problema più percepibile, non imporre una risposta.


Cosa osservare

- Il portiere si rende disponibile come sostegno?

- I compagni creano linee di passaggio?

- I giocatori riescono a conservare la palla dopo aver coinvolto il portiere?

- Riconoscono quando è utile giocare vicino e quando è possibile progredire?

- Dopo un errore, continuano a cercare soluzioni?

Il fine non è ottenere immediatamente una costruzione perfetta, ma creare le condizioni perché le soluzioni possano emergere.


FASE 2 — IL CAMPO GRANDE

ESPANDO | 28’-58’

Organizzazione

Si utilizza l’intero campo regolamentare.

- 10 giocatori rossi contro 10 giocatori blu.

- Un portiere per squadra.

- Due porte regolamentari.

- Partita a tutto campo.

Si mantiene, per quanto possibile, la stessa regola generativa della fase precedente.

Regola generativa

Il gol vale doppio quando l’azione offensiva ha coinvolto il proprio portiere durante la costruzione e il possesso è stato mantenuto fino alla conclusione.

La regola conserva la continuità con il cortile, ma viene ora vissuta in uno spazio più ampio.

Che cosa cambia?

Nel campo piccolo, i giocatori possono trovare sostegni a distanze relativamente brevi. Nel campo grande devono riconoscere relazioni spaziali differenti.

La soluzione non consiste nell’allungare meccanicamente le distanze, ma nel comprendere quando sia necessario avvicinarsi alla palla, quando allargarsi e quando occupare uno spazio più lontano.

Il giocatore che nel piccolo offriva un sostegno vicino potrebbe ora dover riconoscere uno spazio libero alle spalle della prima pressione. Il portiere può diventare una soluzione per cambiare lato, attirare gli avversari o ricominciare la costruzione.

La situazione sollecita quindi una riorganizzazione delle possibilità d’azione.

Ruolo del giocologo

Si lascia giocare.

Il giocologo evita di trasformare il campo grande in una successione di istruzioni tattiche. Osserva se le relazioni sperimentate nel piccolo vengono adattate alla nuova situazione.

Interviene sul contesto soltanto quando necessario, senza pretendere che tutti i giocatori adottino gli stessi movimenti o risolvano ogni situazione nello stesso modo.


Cosa osservare

- Il portiere continua a essere riconosciuto come sostegno?

- I giocatori riescono a conservare la palla sotto pressione?

- Si creano linee di passaggio a distanze differenti?

- La squadra riconosce quando progredire e quando riorganizzare il possesso?

- I giocatori riescono ad adattarsi alla maggiore complessità spaziale?

La fase non serve a dimostrare che le soluzioni del piccolo funzionino sempre, ma a osservare come vengano trasformate in un contesto differente.

 

FASE 3 — IL RITORNO AL CORTILE

STABILIZZO | 58’-84’

Organizzazione

Si ritorna ai due campi ridotti, ripristinando le configurazioni della prima fase

Verifica ecologica

La domanda centrale è:

Dopo aver vissuto il campo grande, che cosa è cambiato nel cortile?

Il giocologo non cerca necessariamente più passaggi al portiere. Cerca una migliore capacità di riconoscere quando il portiere rappresenta una soluzione utile.

Osserva se i giocatori:

- si orientano prima di ricevere;

- offrono sostegni spontanei;

- utilizzano il portiere per conservare e riorganizzare il possesso;

- riconoscono spazi liberi e linee di passaggio;

- mantengono la disponibilità a giocare anche dopo un errore.

Se queste condotte diventano più funzionali rispetto alla prima fase, è possibile ipotizzare che l’esperienza del campo grande abbia contribuito a riorganizzare le possibilità d’azione dei giocatori.

Non si presume un trasferimento automatico: lo si verifica giocando.


Chiusura emotiva

Il percorso ritorna al cortile, uno spazio nel quale tutti possono partecipare, esplorare, sbagliare e riprovare.

La finalità non è concludere con la fatica della partita a tutto campo, ma restituire ai giocatori il piacere di un gioco ricco di relazioni, decisioni e opportunità.

La ricorsività continua anche nelle sedute successive: il cortile può tornare a essere il punto di partenza di una nuova spirale di apprendimento.


ANALITICO SITUATO

Un intervento eventuale, generato dal gioco

L’analitico situato non costituisce una quarta fase obbligatoria dell’Unità di Apprendimento. 

È una possibilità metodologica che il giocologo può attivare quando l’osservazione evidenzia una difficoltà specifica, significativa e persistente, che limita l’emergere dei traguardi attesi.

Non si ricorre all’analitico soltanto perché un giocatore sbaglia un passaggio o perché una soluzione non compare in una singola azione. 

Si interviene quando il problema si ripresenta e sembra ostacolare in modo rilevante la partecipazione e lo sviluppo del gioco.

 

Esempio: il portiere come sostegno

Se nella terza fase i difensori non riescono a utilizzare il portiere per uscire dalla pressione, il giocologo può predisporre una breve situazione di 4 contro 2 più portiere, con una zona-obiettivo da raggiungere attraverso il possesso.

La situazione riduce temporaneamente la complessità, ma conserva gli elementi essenziali del problema: pressione avversaria, sostegni, scelta della soluzione e ricerca di uno spazio nel quale progredire.

I giocatori possono così esplorare la funzione del portiere senza essere obbligati a eseguire una sequenza prestabilita.


Perché è efficace?

1. Nasce da un problema reale.

L’intervento deriva dall’osservazione del gioco e risponde a una necessità effettiva dei giocatori.

2. Riduce la complessità senza separare la tecnica dalla decisione.

Il giocatore può concentrarsi maggiormente sul problema, continuando però a percepire avversari, compagni e obiettivi.

3. Favorisce nuove possibilità d’azione.

Il portiere può essere riconosciuto come sostegno per conservare, cambiare lato o superare una pressione, anziché come semplice destinatario di un passaggio all’indietro.

4. Consente di verificare il trasferimento.

Dopo il breve intervento, si ritorna al gioco globale per osservare se le soluzioni esplorate ricompaiono spontaneamente.

5. Evita la trasformazione dell’analitico in una punizione.

Il giocatore non viene allontanato dal gioco perché ha sbagliato: gli viene offerta una situazione che può aiutarlo a esplorare il problema.

L’analitico situato, quindi, nasce dal gioco, approfondisce una difficoltà emersa e ritorna al gioco per verificarne il significato.

Il suo valore non consiste nel successo ottenuto nell’esercizio, ma nella possibilità che l’esperienza contribuisca a modificare le condotte nel contesto reale.

L’eventuale blocco di 5-8 minuti deve essere ricavato dal tempo di gioco previsto e non aggiunto automaticamente alla durata complessiva. 

Se non emerge una difficoltà significativa, si prosegue con il gioco senza inserire l’analitico.


CHIUSURA FINALE

84’-90’ | Il cerchio


Tutti i giocatori si riuniscono al centro del campo, seduti in cerchio.

Il giocologo non tiene una lezione conclusiva. Ascolta i giocatori e pone alcune domande:

- «Dove vi siete divertiti di più: nei campi piccoli all’inizio, nel campo grande o nei campi piccoli alla fine?»

- «Quando vi è stato utile utilizzare il portiere?»

- «Che cosa vi ha aiutato a trovare uno spazio libero?»

Le risposte non vengono giudicate. Anche chi ha preferito il campo grande può aver vissuto un’esperienza formativa significativa.

La domanda sul divertimento permette di ascoltare il vissuto dei bambini, ma non costituisce da sola una misura dell’apprendimento.


VALUTAZIONE DEL GIOCOLOGO

La valutazione riguarda innanzitutto il contesto predisposto e le possibilità di apprendimento offerte, oltre ai comportamenti osservati nei giocatori.

Il giocologo confronta le fasi 1 e 3, prestando attenzione ai seguenti indicatori:

1. **Ricerca del portiere:** viene coinvolto quando rappresenta una soluzione utile?

2. **Disponibilità al sostegno:** i compagni offrono spontaneamente linee di passaggio?

3. **Conservazione del possesso:** la squadra riesce a mantenere la palla dopo aver coinvolto il portiere?

4. **Riconoscimento dello spazio:** i giocatori sanno scegliere tra sostegno vicino e soluzione più lontana?

5. **Autonomia:** le soluzioni emergono senza richiami continui dell’allenatore?

6. **Fiducia dopo l’errore:** il portiere e i compagni continuano a partecipare attivamente?


Gli indicatori devono essere osservati in più sequenze, considerando le opportunità realmente disponibili e il comportamento degli avversari.

Se nella fase 3 si osservano condotte più funzionali, l’unità può essere considerata promettente rispetto ai traguardi individuati. Se non si osservano cambiamenti, il giocologo si interroga sul contesto, sui vincoli e sulle difficoltà incontrate, valutando se sia opportuno modificare la proposta o ricorrere a un breve analitico situato.

Il mancato raggiungimento immediato di un traguardo non equivale al fallimento dell’unità: costituisce un’informazione utile per progettare la seduta successiva.


CONTINUITÀ DELLA SPIRALE

L’unità di apprendimento non rappresenta un percorso concluso, ma un momento di un processo ricorsivo.

In quella successiva si può ripartire dal cortile, modificando uno o più elementi in funzione delle osservazioni raccolte.

Il gioco rimane il contesto generativo; l’analitico situato, quando necessario, sostiene l’esplorazione; il ritorno al gioco consente di osservare se le possibilità d’azione si siano trasformate.


Dal cortile al campo, dal campo al cortile: non per ripetere ciò che è già stato fatto, ma per scoprire nuove possibilità di giocare.

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