Dal giocatore al Giocat(t)ore: il superamento dell’esecutore

 Il cambiamento dello sguardo modifica anche la concezione del protagonista del gioco.


La figura tradizionale del giocatore richiama spesso l’immagine di un soggetto chiamato ad applicare correttamente soluzioni già definite: eseguire un gesto tecnico, rispettare un modello, riprodurre un comportamento efficace.


La prospettiva fenomenologico-enattiva propone invece una diversa interpretazione.


Il giocatore diventa Giocat(t)ore.


Il termine esprime la fusione tra tre dimensioni fondamentali:


giocatore, perché partecipa all’esperienza ludica;


attore, perché agisce concretamente nella situazione;


autore, perché contribuisce alla costruzione del significato dell’azione.



Il Giocat(t)ore non è un esecutore di consegne tecniche.


È un soggetto che interpreta continuamente ciò che accade, riconosce opportunità d’azione, prende decisioni e genera risposte originali in relazione alle caratteristiche della situazione.


Nei giochi di invasione questa condizione appare evidente.


Un calciatore non applica semplicemente una soluzione memorizzata: osserva la disposizione degli avversari, percepisce gli spazi disponibili, anticipa possibilità future e costruisce un comportamento adeguato al momento specifico.


La competenza non consiste quindi nel possedere risposte predefinite, ma nella capacità di generare risposte pertinenti.

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