DALL'IO INDICO AL GIOCATORE CHE ESPLORA; DAL SI FA COSÌ AL GIOCATORE CHE CREA


DAL COME DICO IO AL.... così di questo passo. 
 Due approcci nettamente in antitesi tra di loro, inconciliabili per Weltanschauung e Umwelt. 
 A conclusione della serata un poco di filosofia e pedagogia che non guasta, anzi.... Occorre una svolta epistemologica, non solo metodologica. 
Non si tratta semplicemente di cambiare esercizi o proporre nuove esercitazioni, ma di cambiare sguardo. 
Di abbandonare l'illusione di un sapere oggettivo da trasmettere e accogliere l'idea che il gioco è un fenomeno emergente, relazionale, irriducibile a schemi fissi. 
In questo orizzonte, l'allenamento diviene GIOCAZIONE, un atto creativo, pedagogico, umano. 
Il giocatore diventa una persona che apprende e si trasforma nel gioco, non fuori da esso.
Una delle fonti d'ispirazione fondamentali deve ritornare a essere la fenomenologia del calcio di strada. 
Questo contesto informale, libero da schemi prestabiliti e vincoli normativi, rappresentava un ambiente enattivo per eccellenza. 
I bambini che giocavano in strada apprendevano in modo intuitivo, esplorando e adattandosi costantemente alla variabilità del contesto, agli avversari, al terreno irregolare, alle regole auto-organizzate. 
L'assenza di una figura esterna che si sostituisse a loro li costringeva a sviluppare un'intelligenza situata, una capacità di anticipazione e una creatività spontanea.
Tutto partiva dal gioco. 
E tutto tornava al gioco. 
Ne deriva che l'allenamento deve mettere al centro il gioco autentico in sé, vissuto con intensità, senso, significato: non si insegna il gioco, si apprende nel gioco.
In questo quadro, il ruolo dell'allenatore cambia radicalmente: non si esaurisce in colui che spiega, dimostra e corregge, azioni che assumono tutti gli allenatori, specie coloro che si riconoscono nell'approccio sistemico che curano in maniera sinergica e integrata ogni dettaglio, ma un facilitatore di apprendimento e un mediatore di mondi di senso, un accompagnatore nell'esplorazione del gioco.
 Il suo compito è quello di generare ambienti enattivi che favoriscano la scoperta, l'adattamento, la creatività e l'autonomia del giocatore. 
A partire da questo ci si occupa di tutto il resto

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