LA FERMATA DELL'AUTOBUS

 

Poveri bambini... fanno bene a non ascoltare.


Ho guardato queste foto, specie la prima, di cui ho eliminato il " dis-istruttore e mi è venuta una sola frase: poveri bambini.


Sette bambini in fila, immobili, con il pallone tra i piedi. Uno tira. Uno in porta che aspetta un tiro che arriverà tra cinque minuti. Un allenatore che parla.


Questa non è una seduta di allenamento. È una fermata dell'autobus.


E alla fermata dell'autobus, si sa, qualche parola di conversazione fa passare il tempo più veloce. E allora i bambini, intelligentemente, fanno l'unica cosa sensata che possono fare in quel contesto: chiacchierano tra loro. Fanno bene a non ascoltare. Perché non c'è nulla da ascoltare che abbia a che fare con il gioco.


Analizziamo, con severità scientifica, quello che stiamo vedendo.


*1. Il furto del tempo di apprendimento*

In questa foto, il rapporto è di 8 a 1. Un bambino agisce, sette aspettano.


Se la seduta dura 60 minuti e proponiamo esercitazioni così, ogni bambino avrà giocato 7-8 minuti. Gli altri 52 minuti li ha passati in fila.


Noi chiamiamo questo allenamento. La fisiologia lo chiama deallenamento. La pedagogia lo chiama parcheggio. La Giocologia lo chiama negazione del gioco.


Il bambino non è venuto al campo per aspettare. È venuto per giocare.


*2. Dal gesto alla condotta: qui non c'è né l'uno né l'altra*

Cosa sta imparando il bambino in fila?


Non sta imparando il gesto, perché il tiro da fermo senza pressione, senza scelta, senza percezione, è un gesto astratto. È un analitico decontestualizzato che non trasferirà mai in partita. L'abbiamo spiegato: 100 ripetizioni identiche producono esecuzione precisa, ma non competenza trasferibile.


E non sta imparando la condotta, perché la condotta richiede di percepire, decidere, adattarsi. In fila non c'è nulla da percepire se non la schiena del compagno davanti. Non c'è nulla da decidere se non quando sarà il mio turno.


Abbiamo tolto tutte le informazioni che rendono significativo il gesto. Abbiamo distrutto la relazione funzionale tra percezione e azione.


*3. L'analitico astratto che uccide il transfert*

Questo è l'esempio perfetto di analitico astratto, non situato.


Tolgo il tempo, tolgo lo spazio, tolgo l'avversario, tolgo il compagno, tolgo l'incertezza, tolgo la porta vera, tolgo il gioco. Cosa rimane? Un tiro.


Ma in partita nessuno chiederà mai a quel bambino di fare un tiro così. Gli chiederanno di riconoscere quando tirare, dove, con quale forza, prima che arrivi un avversario, orientando il corpo in funzione di ciò che vede.


Qui il cervello cosa deve imparare? Nulla. Deve solo aspettare.


Bernstein parlava di "ripetizione senza ripetizione". Qui siamo alla "ripetizione senza apprendimento".


*4. L'allenatore fuori dal sistema*

E qui veniamo alla Giocazione.


In questa foto l'allenatore è fuori dal sistema. Sta spiegando. Sta trasmettendo. È nella logica prescrittiva: io propongo, tu esegui.


Ma la Giocazione ci dice che l'allenatore deve essere dentro il sistema. Deve costruire ambienti, non file. Deve creare problemi, non attese. Deve osservare come i giocatori interpretano, non se stanno zitti ad ascoltarlo.


Un allenatore competente non è colui che tiene sette bambini fermi mentre parla. È colui che sa creare le condizioni affinché sette bambini possano contemporaneamente percepire, decidere e agire.


*Cosa dovremmo fare invece?*


Con 8 bambini e un portiere, in quello stesso spazio, avremmo potuto fare:


- 2 porte, 4 contro 4 con jolly, 3 palloni sempre in gioco

- 2 situazioni di 3 contro 1 + finalizzazione in continuità

- Un analitico situato: conduco, al segnale visivo del portiere scelgo dove tirare, con pressione alle spalle


In tutte queste proposte, il tempo di impegno motorio sarebbe dell'80%. Il numero di decisioni al minuto sarebbe 10 volte superiore. L'errore sarebbe informazione, non attesa.


La domanda che ogni allenatore dovrebbe farsi davanti a questa foto è brutale ma necessaria:


*Se mio figlio fosse in quella fila, sarei contento di pagare per farlo aspettare?*


Non alleniamo file. Non alleniamo attese. Non alleniamo gesti astratti.


Alleniamo condotte. Costruiamo ambienti. Favoriamo il transfert.


Altrimenti, continuiamo pure a fare la fermata dell'autobus. Ma non chiamiamolo calcio. E soprattutto, non chiamiamolo insegnamento.


L'essenziale è l'efficacia. E qui di efficace non c'è nulla.


P.S.

Attenzione..ho chiesto. Si tratta di educazione alla cittadinanza attiva. 


Transfert per la fila alle poste, al comune, in farmacia, dal tabaccaio. 


Mi hanno detto che non c'entra nulla il gioco del calcio. 

Ho risposto: non me ne ero accorto 😰😰😰😡😡😡

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