La giocazione bidirezionale e multidirezionale del paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia a partire dalla prima formazione

 


Nel paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia, il gioco viene considerato come un'esperienza dinamica, relazionale e generativa, nella quale il bambino non è un semplice esecutore di azioni prestabilite, ma un soggetto che costruisce progressivamente il proprio rapporto con il gioco, con il proprio corpo, con l'ambiente e con gli altri.

Il centro del paradigma è rappresentato dalla relazione tra giocatore e gioco. Il gioco sollecita il giocatore, ma il giocatore, attraverso le proprie azioni, modifica continuamente il gioco stesso. Si crea pertanto una relazione dinamica nella quale soggetto e situazione ludica si influenzano reciprocamente.

È all'interno di questa relazione che assumono particolare importanza la giocazione bidirezionale e la giocazione multidirezionale, soprattutto a partire dalla prima formazione.

Queste due modalità di giocazione permettono di superare una concezione lineare del gioco, nella quale il bambino parte da un punto, segue un percorso prestabilito e raggiunge una meta considerata conclusiva.

Nel paradigma fenomenologico-enattivo, invece, la meta non rappresenta necessariamente la fine dell'esperienza: può diventare l'inizio di una nuova esperienza.

La giocazione bidirezionale: la meta come nuovo punto di partenza

La giocazione bidirezionale può essere definita come una modalità ludica nella quale, una volta raggiunta una determinata meta, il bambino "attacca dall'altra parte", riaprendo il gioco nella direzione opposta.

La struttura fondamentale può essere rappresentata così:

partenza → percorso → meta → inversione → nuovo percorso → nuova meta.

Il raggiungimento della meta, quindi, non determina l'interruzione del processo, ma produce una nuova condizione di gioco.

La meta diventa contemporaneamente punto di arrivo e nuovo punto di partenza.

Questo passaggio è fondamentale perché ciò che il bambino ha appena sperimentato non viene perduto. L'esperienza precedente entra nella nuova azione e ne condiziona la realizzazione.

Il bambino, tornando "dall'altra parte", deve infatti riorganizzare il proprio corpo, modificare la direzione, adattare la velocità, riorientarsi nello spazio, riprendere il controllo dell'azione e utilizzare quanto precedentemente sperimentato.

La bidirezionalità introduce quindi nel gioco una continua inversione, ripresa e riorganizzazione dell'esperienza.

La giocazione multidirezionale




La giocazione multidirezionale rappresenta un ulteriore ampliamento di questa concezione.

Se la bidirezionalità prevede che, raggiunta la meta, il gioco possa riaprirsi nella direzione opposta, la multidirezionalità permette che da una determinata situazione si aprano più direzioni possibili.

Non esiste necessariamente un unico percorso valido.

Una situazione di gioco può generare differenti risposte, differenti strategie e differenti modalità di prosecuzione.

Si passa quindi da:

un percorso → una meta

a:

una situazione → molte possibilità → molte azioni → nuove situazioni → nuove possibilità.

La multidirezionalità sollecita il bambino a scegliere, adattare, combinare e trasformare continuamente il proprio comportamento.

Il bambino deve imparare a leggere la situazione e a trovare, di volta in volta, la risposta più adeguata.

In questo senso, il gioco diventa un ambiente nel quale non viene semplicemente richiesta l'esecuzione di una risposta, ma viene continuamente sollecitata la produzione di nuove possibilità d'azione.

La ricorsività: il principio che sostiene la giocazione

All'interno della giocazione bidirezionale e multidirezionale assume un'importanza fondamentale il concetto di ricorsività.

La ricorsività non coincide con la semplice ripetizione.

Ripetere significa eseguire nuovamente qualcosa.

Ricorrere significa invece ritornare sull'esperienza precedente incorporando ciò che è stato appreso e trasformandolo nella nuova azione.

Il processo può essere rappresentato come:

azione → esperienza → rielaborazione → nuova azione → nuova esperienza → nuova rielaborazione.

Ogni nuova azione nasce quindi anche dall'esperienza precedente e, contemporaneamente, modifica le condizioni per l'azione successiva.

Il bambino non ritorna mai esattamente allo stesso punto.

Ritorna, ma ritorna trasformato.

Questo è un elemento centrale del paradigma fenomenologico-enattivo, perché l'esperienza non viene considerata come qualcosa di statico che il bambino semplicemente accumula. L'esperienza viene continuamente riorganizzata attraverso l'azione.

La ricorsività permette pertanto di comprendere perché la giocazione bidirezionale e multidirezionale sia particolarmente significativa sul piano formativo: ogni passaggio costituisce il presupposto per quello successivo.

La relazione tra giocatore e gioco

Il paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia mette quindi al centro la relazione:

GIOCATORE ↔ GIOCO

Il bambino agisce sul gioco e il gioco agisce sul bambino.

Il giocatore entra nella situazione con determinate capacità, esperienze e possibilità motorie, tecniche, percettive e cognitive.

La situazione ludica, però, produce continuamente nuove richieste.

Il bambino può essere costretto a cambiare direzione, aumentare o diminuire la velocità, superare un ostacolo, modificare un gesto, coordinarsi con un altro giocatore, controllare un oggetto, rispettare una regola o trovare una soluzione differente.

Il gioco, dunque, sollecita il bambino.

Ma la risposta del bambino modifica a sua volta la situazione.

Da questa relazione nasce una dinamica continua:

il gioco sollecita → il bambino agisce → l'ambiente risponde → il bambino percepisce → il bambino riorganizza → il gioco prosegue in una nuova configurazione.

È proprio questa circolarità a rendere il gioco fenomenologico-enattivo.

La forte sollecitazione motoria

Uno degli aspetti più importanti della giocazione bidirezionale e multidirezionale riguarda la sua capacità di produrre una forte sollecitazione motoria.

Il bambino viene continuamente chiamato a utilizzare il proprio corpo per affrontare situazioni che cambiano.

Nella giocazione bidirezionale, il raggiungimento della meta e il successivo "attacco dall'altra parte" richiedono una continua riorganizzazione corporea.

Il bambino deve:

  • orientarsi nello spazio;
  • cambiare direzione;
  • accelerare e decelerare;
  • arrestarsi e ripartire;
  • mantenere l'equilibrio;
  • controllare il proprio corpo;
  • coordinare movimenti differenti;
  • anticipare ciò che sta per accadere;
  • reagire agli stimoli;
  • adattare il movimento alle condizioni della situazione.

Nella giocazione multidirezionale, queste richieste possono diventare ancora più complesse, perché il bambino non deve soltanto invertire la direzione, ma deve scegliere tra più possibilità di movimento.

La motricità viene così continuamente messa in relazione con la percezione e con la decisione.

Il bambino non si muove semplicemente perché gli viene detto di muoversi: si muove perché la situazione di gioco lo richiede.

La sollecitazione tecnica

La giocazione bidirezionale e multidirezionale sollecita fortemente anche la dimensione tecnica.

Nel paradigma fenomenologico-enattivo, tuttavia, la tecnica non dovrebbe essere intesa come una sequenza rigida e immutabile di movimenti da riprodurre meccanicamente.

La tecnica assume significato quando viene utilizzata all'interno della situazione.

Il bambino deve quindi imparare non soltanto a eseguire un gesto, ma a comprendere progressivamente quando, come, dove e con quale intensità utilizzare quel gesto.

Un'abilità tecnica può essere richiesta:

  • in una direzione diversa;
  • a una velocità diversa;
  • con un compagno diverso;
  • con un oggetto diverso;
  • in uno spazio diverso;
  • sotto una diversa pressione temporale;
  • dopo un cambio di direzione;
  • dopo un'azione precedente che ha modificato la situazione.

La tecnica viene quindi continuamente riorganizzata attraverso la ricorsività dell'esperienza.

Il bambino esegue, percepisce il risultato, rielabora e riprova.

Non si tratta quindi di una semplice ripetizione tecnica, ma di una costruzione ricorsiva della competenza tecnica.

Dalla ripetizione alla ricorsività motoria e tecnica

Questo punto è particolarmente importante.

La formazione motoria e tecnica non avviene soltanto attraverso la quantità di ripetizioni, ma attraverso la possibilità di ritornare continuamente sull'azione in condizioni nuove o trasformate.

Il bambino esegue un gesto.

Il gesto produce un risultato.

Il bambino percepisce il risultato.

Sulla base di ciò modifica la propria azione.

La nuova azione produce un nuovo risultato.

E il processo ricomincia.

Pertanto:

azione motoria → risultato → percezione → riorganizzazione → nuova azione motoria.

La competenza emerge progressivamente da questo circuito.

La ricorsività permette così al bambino di costruire un repertorio motorio e tecnico sempre più ricco e funzionale, non perché accumuli semplicemente gesti, ma perché impara a riutilizzarli, adattarli e trasformarli in relazione alle diverse situazioni.

Cosa sollecita la giocazione bidirezionale e multidirezionale

La ricchezza di questo modello consiste nel fatto che la sollecitazione non riguarda una sola dimensione dello sviluppo.

Sul piano motorio, vengono sollecitati coordinazione, equilibrio, orientamento, ritmo, rapidità, controllo corporeo e capacità di adattamento.

Sul piano tecnico, vengono sollecitate l'acquisizione, la stabilizzazione, l'adattamento e l'applicazione situazionale delle abilità.

Sul piano percettivo, il bambino deve continuamente osservare, ascoltare, discriminare e interpretare ciò che accade.

Sul piano cognitivo, vengono sollecitate anticipazione, scelta, decisione, problem solving e capacità di riorganizzazione.

Sul piano emotivo, il bambino sperimenta successo, difficoltà, errore, sorpresa, attesa e superamento dell'ostacolo.

Sul piano relazionale, deve confrontarsi con il comportamento degli altri e adattare la propria azione alla presenza del compagno o dell'avversario.

Sul piano creativo, viene sollecitato a produrre soluzioni differenti e a esplorare nuove possibilità.

Cosa emerge

La caratteristica fondamentale di questo processo è che molte competenze emergono dalla relazione, anziché essere semplicemente trasferite dall'adulto al bambino.

Il bambino agisce.

L'ambiente risponde.

La risposta produce una nuova necessità.

La nuova necessità richiede una nuova azione.

Dalla nuova azione emerge una nuova possibilità.

Il processo può quindi essere sintetizzato in:

sollecitazione → azione → risposta → riorganizzazione → emergenza → nuova sollecitazione.

Il concetto di emergenza assume quindi un'importanza particolare.

Una nuova capacità non è necessariamente il semplice risultato della somma di esercizi precedenti; può emergere dalla relazione dinamica tra ciò che il bambino possiede e ciò che la situazione gli richiede.

È la situazione ludica a creare le condizioni affinché il bambino scopra possibilità d'azione che prima non erano ancora pienamente espresse.

La meta come elemento generativo

In questo quadro, la meta assume un significato completamente diverso da quello di semplice punto conclusivo.

Nella giocazione bidirezionale:

la meta raggiunta → genera una nuova partenza.

Nella giocazione multidirezionale:

la meta raggiunta → apre nuove possibilità.

Nella ricorsività:

l'esperienza raggiunta → ritorna nell'azione e la trasforma.

La meta diventa quindi generativa.

Non chiude necessariamente il processo, ma lo rilancia.

Questo permette al bambino di costruire progressivamente una particolare disposizione nei confronti dell'apprendimento: comprendere che una conquista può aprire una nuova ricerca, che una soluzione può generare un nuovo problema e che un'esperienza può essere continuamente reinterpretata attraverso una nuova azione.

L'importanza nella prima formazione

A partire dalla prima formazione, questo modo di intendere il gioco assume una rilevanza pedagogica particolarmente forte.

Il bambino non viene formato soltanto per acquisire determinate abilità, ma per diventare progressivamente capace di agire in situazioni dinamiche e imprevedibili.

La giocazione bidirezionale e multidirezionale permette di costruire un'esperienza nella quale il bambino deve continuamente:

percepire → decidere → agire → verificare → riorganizzare → agire nuovamente.

Questo processo contribuisce alla formazione di un soggetto sempre più capace di adattarsi, scegliere, anticipare, modificare e creare.

La formazione non viene quindi concepita come una semplice trasmissione di competenze, ma come un processo nel quale il bambino costruisce progressivamente le proprie possibilità d'azione attraverso l'esperienza.

Conclusione

La giocazione bidirezionale e multidirezionale, nel paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia, rappresenta dunque una modalità fondamentale per comprendere il gioco come esperienza formativa complessa.

La bidirezionalità introduce il principio secondo cui raggiunta la meta si attacca dall'altra parte: il punto di arrivo diventa un nuovo punto di partenza.

La multidirezionalità amplia questo principio permettendo che una stessa situazione generi più direzioni, più strategie e più possibilità di azione.

La ricorsività costituisce il principio dinamico che collega queste esperienze: il bambino ritorna continuamente sull'azione precedente, ma ogni ritorno avviene a partire da un'esperienza trasformata.

Al centro di tutto vi è la relazione:

giocatore ↔ gioco.

È questa relazione che produce la continua sollecitazione del bambino e permette l'emergere di nuove competenze.

La sollecitazione è contemporaneamente motoria, tecnica, percettiva, cognitiva, emotiva, relazionale e creativa.

In particolare, la forte sollecitazione motoria e tecnica non deriva semplicemente dalla quantità di movimento richiesto, ma dalla necessità di adattare continuamente il movimento e la tecnica alla situazione.

Il bambino non impara soltanto a fare un movimento: impara a utilizzarlo, modificarlo, ricombinarlo e riorganizzarlo in funzione di ciò che accade.

In questa prospettiva, il gioco diventa un autentico ambiente generativo di esperienza e di apprendimento, nel quale:

il movimento diventa conoscenza,
la tecnica diventa adattamento,
la ricorsività diventa riorganizzazione,
la meta diventa nuova partenza,
la situazione diventa possibilità,
e la relazione giocatore-gioco diventa il luogo nel quale emergono nuove competenze.

La prima formazione può così essere concepita come un processo nel quale il bambino, attraverso la giocazione bidirezionale e multidirezionale, non si limita ad acquisire abilità, ma costruisce progressivamente la capacità di esplorare, percepire, agire, adattarsi, scegliere, riorganizzare e generare nuove possibilità nel gioco gioco, dal gioco e per il gioco 

Commenti

Post popolari in questo blog

Quattro serie di ripetute da 50+50.

UN PATTO FORMATIVO DI CORRESPONSABILITÀ PER UNA DIVERSA IDEA DI SCUOLA CALCIO