--SE CAMBIA LO SGUARDO CAMBIANO ANCHE LE PAROLE: LA GIOCOLOGIA COME NATURALE APPRODO DEL PARADIGMA FENOMENOLOGICO-ENATTIVO
Dalla trasformazione del modo di conoscere alla trasformazione del linguaggio dello sport
Ogni cambiamento paradigmatico non modifica soltanto le risposte che una disciplina propone, ma soprattutto le domande attraverso cui interpreta la realtà. Quando cambia il modo di osservare un fenomeno, inevitabilmente cambia anche il linguaggio utilizzato per descriverlo.
Le parole, infatti, non sono strumenti neutri: orientano lo sguardo, definiscono ciò che consideriamo importante e influenzano il modo in cui progettiamo le nostre pratiche. Ogni paradigma scientifico produce il proprio sistema linguistico perché ogni teoria porta con sé una diversa idea dell’essere umano, dell’apprendimento e della relazione con il mondo.
Anche nell’ambito delle scienze motorie e della pedagogia dello sport si è assistito a una profonda trasformazione dello sguardo. Per lungo tempo il movimento è stato interpretato prevalentemente attraverso una prospettiva meccanicistica, nella quale l’atleta veniva considerato un esecutore di gesti tecnici da acquisire, stabilizzare e riprodurre.
L’apprendimento coincideva principalmente con l’acquisizione di abilità, l’allenamento con la ripetizione sistematica e il gioco con un contesto nel quale applicare competenze precedentemente costruite.
Il paradigma fenomenologico-enattivo ha modificato radicalmente questa prospettiva.
Se il comportamento umano non è una semplice risposta programmata a stimoli esterni, ma emerge dalla relazione dinamica tra corpo, percezione, intenzione e ambiente, allora anche il modo di interpretare il gioco deve necessariamente cambiare.
Non cambia soltanto la teoria: cambia il vocabolario attraverso cui raccontiamo l’esperienza.
Da questa esigenza nasce la Giocologia.
La Giocologia: non lo studio dei giochi, ma lo studio del giocare umano
La Giocologia non rappresenta un semplice nuovo termine per indicare il gioco.
Essa nasce dalla necessità di costruire un linguaggio coerente con ciò che oggi sappiamo sull’apprendimento umano: un processo incarnato, situato, relazionale, dinamico e continuamente emergente.
La Giocologia non coincide quindi con lo studio dei giochi come oggetti strutturati, né con una semplice analisi delle regole o delle caratteristiche formali delle attività ludiche.
La sua attenzione si concentra sul giocare come esperienza umana.
Il giocare diventa un fenomeno nel quale il soggetto:
percepisce;
interpreta;
sceglie;
crea;
comunica;
si adatta;
costruisce significati.
Il gioco non è più soltanto uno spazio nel quale applicare conoscenze già possedute, ma un ambiente generativo nel quale nuove competenze emergono attraverso l’interazione tra individuo e contesto.
In questa prospettiva il gioco non è qualcosa che l’atleta esegue, ma qualcosa che l’atleta contribuisce continuamente a costruire.
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