APPRENDIMENTO NON LINEARE NEI GIOCHI DI INVASIONE E ALCUNE DELLE NUMEROSE EVIDENZE SCIENTIFICHE



Davids, K., Button, C., & Bennett, S. (2008). Dynamics of skill acquisition: A constraints-led approach.

• Cosa dimostra: Questo testo e le ricerche correlate dimostrano che l'atleta e la squadra sono sistemi adattivi complessi. L'apprendimento motorio non avviene per memorizzazione di schemi fissi (modello cognitivista/tradizionale), ma emerge dall'interazione continua tra i vincoli del giocatore (individual), dell'ambiente (environmental) e del compito di gioco (task), come lo spazio e il tempo.

• Duarte, R., Araújo, D., Correia, V., & Davids, K. (2012). Sports teams as complex adaptive systems: a review of socio-dynamical analyses of team sports.

• Cosa dimostra: Lo studio analizza il calcio attraverso i principi della sincronizzazione e della coordinazione interpersonale. Dimostra che i giocatori co-adattano costantemente le loro posizioni in base alle affordance (opportunità di azione offerte dall'ambiente), muovendosi fluidamente per gestire l'incertezza creata dagli avversari e dai compagni

 • Chow, J. Y., Davids, K., Button, C., & Renshaw, I. (2016). Nonlinear Pedagogy in Skill Acquisition: An Introduction.

• Cosa dimostra: Gli autori confermano che nei contesti caotici come il calcio l'apprendimento efficace avviene tramite la "ripetizione senza ripetizione" (concetto mutuato originariamente da Nikolai Bernstein). Modificando i vincoli di gioco (es. dimensioni del campo, numero di tocchi, portine), i calciatori imparano a trovare soluzioni motorie e tattiche flessibili e sempre diverse, sviluppando una reale capacità di adattamento all'incertezza

• Passos, O., Araújo, D., & Davids, K. (2016). Self-organization processes in field sports: Implications for coaching.

• Cosa dimostra: Il processo decisionale nel calcio non è un calcolo mentale computazionale pre-programmato. Al contrario, le decisioni emergono spontaneamente dall'accoppiamento percezione-azione. Il calciatore percepisce le distanze e le velocità relative (variabili spaiotemporali) e si auto-organizza di conseguenza senza dover consultare un "archivio" mentale interno.

Heuvelmans, Di Paolo, Benjaminse, Bragonzoni, Gokeler, et al. (2024)

• Lo studio: Relationships Between Task Constraints, Visual Constraints, Joint Coordination and Football-Specific Performance in Talented Youth Athletes: An Ecological Dynamics Approach

• Cosa dimostra: Gli autori hanno analizzato giovani calciatori di talento sottoponendoli a compiti con vincoli visivi (occhiali stroboscopici) e perturbazioni spaziali (presenza di sagome/difensori). Lo studio dimostra che l'introduzione di vincoli e incertezze modifica istantaneamente la coordinazione articolare e i tempi di esecuzione dell'atleta. Conferma che l'abilità nel calcio non è un gesto rigido memorizzato, ma un processo emergente di continuo accoppiamento percezione-azione, in cui il corpo si riorganizza dinamicamente per risolvere il problema spazio-temporale posto dall'ambiente

He, Araújo, Davids, Kee, & Komar (2023)

• Lo studio: Functional adaptability in playing style: A key determinant of competitive football performance (pubblicato su Adaptive Behavior)

• Cosa dimostra: Esaminando i dati di oltre 21.000 partite dei cinque maggiori campionati europei, i ricercatori hanno studiato la relazione tra l'adattabilità dello stile di gioco e il successo della squadra. Lo studio dimostra che la flessibilità (la capacità di variare e fluidificare lo stile di gioco in risposta a scenari instabili) è correlata positivamente con le prestazioni offensive, difensive e con la frequenza di vittoria. Al contrario, l'imposizione rigida di uno stile predeterminato non flessibile penalizza la performance, confermando che l'adattabilità strategica all'incertezza è la vera chiave d'élite negli sport d'invasione.

QUALCHE COSA IN PIÙ 

Il punto, a mio avviso, è che non dobbiamo limitarci a comprendere come il giocatore si adatta all'ambiente, ma dobbiamo iniziare a comprendere come, attraverso le proprie azioni e quelle dei compagni, costruisce continuamente il significato della situazione di gioco.È qui che la prospettiva enattiva diventa particolarmente interessante.

Il contributo degli studi enattivi nel calcio

Un riferimento scientifico particolarmente significativo è il lavoro di Gesbert, Durny e Hauw (2017), intitolato How Do Soccer Players Adjust Their Activity in Team Coordination? An Enactive Phenomenological Analysis, pubblicato su Frontiers in Psychology.Gli autori analizzano otto situazioni di transizione offensiva, cercando di comprendere come i calciatori regolino la propria attività in funzione delle necessità di coordinazione collettiva.

L'aspetto interessante non è soltanto osservare come i giocatori modificano le proprie posizioni, ma comprendere come vivono e interpretano le situazioni nelle quali devono coordinarsi con i compagni.Attraverso un approccio fenomenologico, gli autori mettono in relazione l'esperienza vissuta dei calciatori con i processi di regolazione della coordinazione di squadra.

Questo contributo introduce una questione fondamentale: la coordinazione collettiva non è necessariamente il risultato dell'esecuzione di un piano tattico condiviso in precedenza. Può emergere anche attraverso continui aggiustamenti reciproci, nei quali ogni giocatore modifica la propria attività in relazione a ciò che stanno facendo gli altri.Un altro studio importante è quello di Feigean, R'Kiouak, Seiler e Bourbousson (2018), Achieving Teamwork in Naturalistic Sport Settings: An Exploratory Qualitative Study of Informational Resources Supporting Football Players' Activity When Coordinating with Others, pubblicato su Psychology of Sport and Exercise.

La ricerca coinvolge dieci calciatori professionisti e analizza una partita attraverso registrazioni video e interviste fenomenologiche.Gli autori cercano di comprendere quali risorse informative sostengano concretamente l'attività dei giocatori mentre si coordinano con i compagni.Il risultato è particolarmente interessante: i calciatori utilizzano informazioni che provengono da differenti livelli della situazione, dal contesto immediatamente vicino fino all'organizzazione più ampia del gioco.In altre parole, il giocatore non si orienta esclusivamente sulla base della posizione della palla o dell'avversario diretto. La sua attività può essere sostenuta da una molteplicità di informazioni che cambiano continuamente in funzione dello sviluppo della situazione.

Questo studio, a mio avviso, rappresenta un passaggio importante perché prova a entrare nel mondo informativo del calciatore, cercando di comprendere quali elementi diventano significativi mentre il gioco si sviluppa.Un ulteriore contributo è rappresentato dal lavoro di Gesbert e Durny (2017), A Case Study of Forms of Sharing in a Highly Interdependent Soccer Team During Competitive Interactions.

Qui l'attenzione si concentra sulle forme di condivisione che si sviluppano all'interno di una squadra di calcio durante le interazioni competitive.

Il tema è particolarmente rilevante perché permette di approfondire come si costruiscono forme di comprensione e coordinazione tra giocatori che devono agire in un contesto caratterizzato da elevata interdipendenza.Non si tratta semplicemente di possedere le stesse informazioni o di conoscere il medesimo modello tattico, ma di sviluppare modalità di interazione attraverso le quali l'attività di ciascuno diventa comprensibile e funzionale anche rispetto all'attività degli altri.Un riferimento teorico importante per comprendere questo passaggio è la revisione di Avilés, Navia, Ruiz-Pérez e Zapatero-Ayuso (2020), How Enaction and Ecological Approaches Can Contribute to Sports and Skill Learning, pubblicata su Frontiers in Psychology.

Gli autori mettono a confronto i contributi dell'approccio enattivo e di quello ecologico nell'apprendimento sportivo, evidenziandone convergenze e differenze.Entrambe le prospettive superano una concezione rappresentazionale e rigidamente cognitivista dell'apprendimento. Tuttavia, l'enattivismo introduce una particolare attenzione al significato che l'esperienza assume per il soggetto.

Questo significa che non basta descrivere le opportunità d'azione presenti nell'ambiente e osservare come il giocatore risponde ai vincoli. Diventa importante comprendere anche come quelle opportunità acquistano significato attraverso la storia, l'esperienza e l'attività concreta dell'atleta.

La percezione, quindi, non è semplicemente la registrazione di informazioni provenienti dall'esterno. È parte di un processo attraverso il quale il giocatore costruisce il proprio rapporto con il mondo di gioco.

In questa direzione assume particolare importanza il concetto di sense-making, ovvero la produzione di significato attraverso l'attività incarnata.

Quando trasferiamo questa riflessione nei giochi di invasione, emerge una questione ancora più interessante: il significato non viene costruito soltanto individualmente, ma può svilupparsi attraverso l'interazione con gli altri.

 La prospettiva enattiva, in dialogo con l'Ecological Dynamics, offre proprio questa possibilità: comprendere il gioco non soltanto come adattamento individuale e collettivo ai vincoli, ma come costruzione continua di significati, relazioni e possibilità d'azione.

Ed è proprio in questa direzione che si stanno sviluppando le future ricerche sui giochi sportivi di invasione.

 È questo il futuro...presente

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