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L’ANALITICO? SÌ. MA DOBBIAMO CHIEDERCI DOVE, COME E PERCHÉ.

  "Nun c'à facc' cchiù" Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo - del 1931. La donna nella foto è Pupella Maggio nel ruolo di Concetta Cupiello, la moglie di Luca. La frase "Nun c'a facc' cchiù!" è una delle sue battute più famose quando non ne può delle manie del marito. Ma e' mai possibile che, qualsiasi sia l' argomento, mi tocca sentire dire... bisogna fare analitico? Veniamo al dunque: mai affermato di essere contro l’analitico. Sarebbe una posizione ideologica e, soprattutto, sarebbe una semplificazione che non appartiene al paradigma fenomenologico-enattivo della Giocologia. E la questione non è neppure scegliere tra analitico e situazionale, conflitto che oramai appartiene al " paleolitico pedagogico" dei giochi di invasione  La questione è molto più profonda. E cioè, che cosa intendiamo per analitico? Dove lo collochiamo? Da che cosa nasce? A che cosa serve? E soprattutto: che rapporto mantiene con il gioco? Perché ...

IL GIOCATORE TRA ANTICIPAZIONE PROBABILISTICA, ADATTABILITÀ, PROATTIVITÀ E RIORIENTAMENTO INTENZIONALE DELLE CONDOTTE

  Il giocatore come organismo autopoietico in transizione adattiva, in accoppiamento strutturale con il gioco Allenare, per come lo intendiamo nella Giocologia, non significa programmare un giocatore affinché riproduca correttamente una serie di comportamenti. Non significa costruire risposte da richiamare quando si presenta una determinata situazione. Allenare significa, piuttosto, mettere il giocatore nelle condizioni di diventare progressivamente capace di stare dentro l'incertezza del gioco. È una differenza sostanziale. Nel gioco, infatti, nulla rimane esattamente uguale a ciò che era un istante prima. L'avversario si muove, il compagno cambia posizione, uno spazio si apre e immediatamente dopo si chiude, una linea di passaggio compare e poi scompare. Il tempo a disposizione si modifica continuamente e ciò che sembrava possibile può diventare improvvisamente impossibile. Per questo faccio fatica a pensare al giocatore come a un esecutore. Un giocatore realmente competente ...

Perché “configurazione di gioco coopetitiva” descrive meglio ciò che il gioco è, mentre “fasi di gioco” descrive soprattutto come noi decidiamo di segmentarlo.

  La differenza è importante. 1. La fase tende a separare, la configurazione tende a mettere in relazione Parlare di fase di possesso, fase di non possesso, transizione positiva, transizione negativa presuppone che il gioco possa essere suddiviso in momenti relativamente distinti. Una lettura giocologica ed enattiva parte invece dall'idea che il gioco sia una configurazione continuamente emergente, nella quale due sistemi di intenzionalità interagiscono contemporaneamente. Quando una squadra è in “fase di recupero”, infatti, l'altra non è semplicemente in una fase separata di “possesso”: entrambe stanno modificando continuamente la situazione. La riconquista di A è contemporaneamente: un'azione di A; una perturbazione per B; una trasformazione dello spazio disponibile; una modifica delle possibilità d'azione di entrambi; l'emergere di una nuova configurazione. 2. “Coopetitiva” perché cooperazione e opposizione coesistono Il termine coopetitivo sposta i termini perch...

NON AVEVAMO ALCUN DUBBIO

  Rumpf MC, Jäger J, Clemente FM, Altmann S, Lochmann M. (2025). Dimensione del campo, numeri di giocatori e regole di gioco: come i campi di gioco a due e più fronti ( giocazione bidirezionale multidirezionale che oramai si sta diffondendo sempre più) sollecitino le componenti motorie,fisiche e tecniche dei giocatori durante le partite a due fronti, che fa seguito a esigenze  Un'analisi metanale di .Bujalance-Moreno P, Latorre-Román PA, García-Pinillos F (2019). Anni di campo, osservazione, esperienza e risultati erano già indicazioni molto forti. Oggi, però, la letteratura scientifica sembra dare ulteriore sostanza a ciò che molti tecnici e professionisti avevano già iniziato a osservare sul campo. La giocazione bidirezionale e multidirezionale, sempre più diffusa nelle metodologie di allenamento e nelle proposte di gioco, non rappresenta soltanto una variante organizzativa. Cambiare la struttura del campo, il numero dei giocatori e le regole significa modificare profondamen...

UNITÀ MINIMA GENERATIVA DELLA GIOCAZIONE

 Perché la giocazione con l’Unità Minima Generativa C’è un passaggio concettuale che, a mio avviso, cambia profondamente il modo di intendere il gioco e, di conseguenza, anche il modo di progettare una proposta pedagogica per insegnarlo. Quando parliamo di spazi ridotti, infatti, siamo spesso portati a pensare soprattutto alla dimensione del campo: meno spazio, meno giocatori, più frequenza delle azioni, più situazioni di confronto. È vero, ma non è sufficiente. La questione che mi interessa è un’altra: che cosa genera realmente il gioco dentro quello spazio? È qui che, nella prospettiva fenomenologico-enattiva della Giocologia, assume valore il concetto di Unità Minima Generativa. Non parlo, quindi, semplicemente di un campo piccolo o di una situazione numericamente ridotta. L’Unità Minima Generativa è un dispositivo pedagogico capace di far emergere il gioco nella sua complessità, mettendo i giocatori nelle condizioni di percepire, decidere, agire e modificare continuamente la si...

GIOCOLOGIA, GIOCAZIONE, GIOCAT(T)ORE E FISIOLOGIA

 La fisiologia come principio della giocazione Abstract  La fisiologia non costituisce un elemento aggiuntivo della giocazione, né un sapere esterno da integrare successivamente nella pratica del gioco: essa ne rappresenta una condizione costitutiva e incarnata. In una prospettiva fenomenologico-enattiva, il gioco non può essere separato dall'organismo che lo agisce, lo percepisce e lo rende possibile.  Il gioco emerge dal giocatore, ma il giocatore è innanzitutto un organismo vivente, corporeo e situato, continuamente coinvolto in una relazione dinamica con l'ambiente. Da questa prospettiva la sequenza generativa è: ORGANISMO → GIOCAT(T)ORE → GIOCAZIONE → GIOCO L'organismo costituisce la condizione originaria; il giocat(t)ore ne rappresenta la dimensione incarnata e agente; la giocazione è il processo attraverso cui l'organismo si relaziona, esplora, percepisce, decide e agisce nell'ambiente; il gioco emerge come configurazione dinamica di tale processo. La fisiolo...

QUANDO EBBI IL PRIVILEGIO DI CONFRONTARMI CON HORST WEIN

 LA CONSIDERAZIONE DI PEP MI HA RIPORTATO A TUNISI DI 10 ANNI FA Ci sono incontri professionali che ricordi per ciò che hai imparato. E ce ne sono altri che ricordi perché, in qualche modo, ti hanno aiutato a dare un nome a qualcosa che già sentivi dentro. Per me, l'incontro con Horst Wein appartiene a questa seconda categoria. Ho avuto il privilegio di partecipare come relatore a un seminario con lui. Confrontarsi con il suo pensiero, parlare di calcio giovanile e poter discutere direttamente con una figura di quella levatura è stata un'esperienza che ancora oggi considero particolarmente significativa. Durante il dibattito nacque una riflessione che, a distanza di anni, continua ad accompagnarmi. Dissi: «Il 3x3 fa emergere la giocata; il 5x5 fa emergere il gioco.» Wein mostrò immediatamente un grande interesse per questa distinzione. Ma ciò che raccolse la sua attenzione non fu soltanto la frase. Fu il ragionamento che c'era dietro. Perché il 5x5, a differenza del 3x3, co...